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ASSISTENZA E RECUPERO PERSONE CARCERATE


Il sistema Giustizia in Madagascar, pur avendo un’organizzazione abbastanza diffusa sul territorio, funziona male soprattutto lontano dalla capitale Antananarivo e nella brousse.
I processi anche per piccoli reati, non vengono mai celebrati e non viene mai applicata la norma della decorrenza dei termini.
Per questi motivi c’è gente che per un piccolo furto resta in carcere anche 10 anni senza processo. La detenzione nelle carceri malgasce è veramente oltre ogni limite di degrado, senza nessuna tutela dei diritti umani ed ha solo scopo punitivo senza un minimo tentativo di recupero e reinserimento.

Anche vitto e alloggio sono al disotto di ogni minimo livello di decenza.
In questa tragica situazione generale, padre Angelo Santamaria, missionario spagnolo, da anni si occupa dell’assistenza e del recupero di persone carcerate a Fort Dauphin, città sull’estrema costa sud est del Madagascar.
Da qualche anno la nostra Associazione aiuta padre Santamaria in questa sua missione con contributi che riescono a migliorare leggermente la precaria situazione, soprattutto per il vitto (fornitura di riso) e per le minime cure ai detenuti ammalati.
Essendo ormai riuscito a stabilire buoni rapporti con la direzione locale delle carceri, ha potuto impostare un progetto di collaborazione che sta portando risultati molto positivi.
Sono stati costruiti nuovi servizi igienici, imbiancati tutti i locali con il lavoro dei carcerati stessi, costruito ed arredato un nuovo ufficio per le guardie, è stato pagato lo stipendio ad un maestro per permettere ai carcerati di frequentare una scuola di alfabetizzazione.
Con il vostro aiuto, ci dice padre Santamaria, le cose cominciano a cambiare nella prigione di Fort Dauphin, i detenuti sono più calmi perchè vivono con un minimo di servizi e di alimentazione, i vigilanti sono più comprensivi e, tutto sommato si respira un po’ di dignità umana.

Per proseguire questo cammino di recupero, padre Santamaria, con l’aiuto di un avvocato, sta cercando di accelerare i processi, almeno per i reati più piccoli, ed anche qui i primi risultati già si vedono.

Moltissimi detenuti sono stati assolti o ricevuto condanne inferiori al tempo trascorso in carcere ed hanno così riacquistato la libertà.
Ma padre Santamaria vuole fare ancora di più, vuole dare ai detenuti la possibilità di un lavoro in modo che possano autofinanziare la scuola e la mensa del carcere.

E’ un progetto agricolo per la produzione di ortaggi vari su un vasto appezzamento di terreno attualmente in uso ma da acquistare.
I prodotti della terra in parte potranno essere usati per la mensa del carcere ed in parte commercializzati per acquistare altri prodotti e pagare il maestro.
Attualmente già alcuni detenuti lavorano nel campo e le prime esperienze sono nettamente positive.
Visti i risultati ottenuti, padre Santamaria, in accordo con le varie direzioni carcerarie, vorrebbe estendere il progetto anche ad altre carceri.
Ci sembra un progetto veramente valido per il recupero di persone responsabili di piccoli reati che potranno utilizzare il tempo del carcere per istruirsi ed essere utili alla società.
Affidiamo il progetto alla generosità dei nostri benefattori, sicuri di trovare come sempre i finanziamenti necessari.
 

Marie Prisca, Jean Leonard e Katia Irene

La mamma morì per complicazioni post parto, la nonna si fece carico di tutta la famiglia e il papà dopo un anno decise di partire in cerca di lavoro. Non è più tornato.

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